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Sede del Comune:
Serravalle
(182 mt. s.l.m.)
Frazioni: Ponte di Serravalle,
Castellina, Masotti,
Vinacciano, Cantagrillo,
Casalguidi.
Il Comune di Serravalle
si estende sulle dolci pendici del Montalbano in una cornice naturale di
vivo e armonioso aspetto. Il comprensorio, caratterizzato dalle zone
collinari ove sorgono i borghi di Castellina, Serravalle e Vinacciano, si
protende con le frazioni di Cantagrillo e Casalguidi nell'area pianeggiante
bagnata dal torrente Stella.
Nonostante queste terre manchino di sicuri riferimenti per l'età romana e
alto medievale, sappiamo che la via Cassia, nel tratto Lucca - Pistoia,
attraversando la catena del Montalbano, sicuramente interessava il passo di
Serravalle. Con il secolo XI i documenti divengono frequenti e menzionano le
località di Casale, Castelnuovo e le chiese di Varazzano e Castellina,
mentre il castello di Serravalle sembra assumere un particolare rilievo
solamente a partire dalla metà del XII secolo, quando la sua posizione
strategica suscitò l'interesse del vicino Comune di Pistoia, che provvide,
nel proprio interesse, a munirlo di mura e terrapieni. E' riconducibile a
tali interventi la costruzione di una rocca sul punto più elevato della
collina, della quale rimane oggi la sola e altissima torre detta del
Barbarossa.
Nel periodo compreso tra la fine del XII secolo e la prima metà del Duecento
Serravalle conobbe un momento di grande sviluppo e quindi quella
caratterizzazione monumentale e artistica che ancora oggi lo rende uno dei
più interessanti castelli medievali toscani. In quei tempi si andò
precisando la funzione militare del castello, che giocò un ruolo preminente
nel complesso e mutevole quadro politico dominato dalle opposte fazioni dei
Guelfi bianchi e neri. Più tardi, assediata e poi presa dai lucchesi di
Morello Malaspina, venne, per volontà del condottiero, nel 1302, munita di
una nuova rocca posta a presidio del valico contro la nemica Pistoia. Dopo
alterne vicende Serravalle fu conquistata dal ghibellino Castruccio
Castracani che da Lucca era partito alla conquista di Pistoia. Con la morte
del condottiero, avvenuta nel 1328, fiorentini e pistoiesi si alternarono
nel controllo del passo, sino alla sua definitiva sottomissione a Firenze.
Dal 1351 Serravalle ha vissuto sostanzialmente appartata sino ad anni
recenti, interessata soltanto da sporadici episodi militari, il più grave
dei quali risale ai primi del XVI secolo e arrecò gravi danni al paese.
Il comprensorio di Serravalle ha conosciuto in anni recenti un forte impulso
economico dovuto in parte alla diffusione, nelle zone pianeggianti, dove
sorgono le frazioni di Casalguidi e Cantagrillo, della produzione
orto-vivaistica, che ha sostituito la più tradizionale coltura dell'olivo e
della vite. L'antica tradizione agricola è ancor oggi diffusa nelle zone
collinari, dove sopravvive l'immagine più caratteristica del ' paesaggio
toscano. L'odierno settore manifatturiero, assai prospero, affonda le sue
radici nella consolidata tradizione artigianale, che data alla fine del
secolo scorso. Dalla tradizione trae origine una delle più prospere attività
del comprensorio, quella della biancheria ricamata che, assieme al settore
dei mobili imbottiti e all'ortovivaismo, oltre a connotare economicamente la
pianura ne impronta il paesaggio.
ITINERARIO
Il territorio del Comune
di Serravalle, esteso sul versante orientale del Montalbano, trova il suo
elemento di continuità proprio in tale sistema collinare, poiché la
viabilità ordinaria non collega in modo diretto tutte le frazioni del
Comune. Pertanto, chi voglia meglio comprenderne l'assetto, potrà percorrere
gli agevoli sentieri che sviluppandosi lungo il crinale del Montalbano
integrano la viabilità carrabile. Chi parta da Pistoia, percorrendo via
Montalbano in direzione Vinci, oltrepassate Bonelle e Case Nuove di Masiano,
incontra Cantagrillo, dove confluiscono le due strade, che nel tratto
ini7.iale delimitano il complesso monumentale della Villa il Cassero (1).
Queste vie, quella di Baco e quella di Castelnuovo, di grande interesse
paesaggistico per le tradizionali colture a uliveto e l'armonia degli
antichi borghi, consentono di raggiungere il percorso di crinale segnalato
come Sentiero Consorzio Montalbano.
Poco oltre, il centro di Casalguidi (2) (3) (4) mantiene la medesima
caratteristica di località pedecollinare, aperta sulla suggestiva campagna
circostante, ancor più godibile salendo per la via che conduce al passo di
San Baronto (348 mt. s.l.m.) secondo un tracciato ampio ma assai curvilineo,
meta prediletta di ciclisti dilettanti e professionisti, che in ogni
stagione si incontrano numerosi.
Tornati a Cantagrillo conviene deviare per via di Castelnuovo e di lì a poco
a destra, per via Forra di Castelnuovo che, attraversando la campagna
pianeggiante caratterizzata da colture orto-vivaistiche, offre ampi scorci
panoramici sulle colline circostanti. Si raggiunge quindi il bivio per
Vinacciano, dove una stretta e ripida strada sulla sinistra tocca prima
Collina (5) e l'imponente mole della settecentesca Villa Carrega, poi il
Castello (6) (7) che, in posizione dominante, offre suggestive vedute sui
dintorni. Scesi per la medesima via ai piedi del Montalbano, si prosegue,
toccata San Pantaleo, sino a Pontelungo, dove, voltando a sinistra, conviene
prendere la strada statale 435 che, una volta superata la Villa Forteguerri,
appare dominata dalle alte torri medievali dell'antica Serravalle. Prima di
raggiungere il castello merita deviare sulla destra verso Castellina (8),
borgo medievale un tempo cinto da mura, adagiato su scoscese pendici
olivate. Benché panoramici sentieri colleghino Castellina con Serravalle,
questa può essere comunque raggiunta percorrendo a ritroso la medesima via,
oltrepassando il borgo di Marrazzano (9), e, all'altezza del bivio con la
statale, salendo per via Corta sino al cuore del paese (10). Una visita
accurata richiede di percorrere a piedi le antiche strade medievali sulle
quali prospettano gli edifici di maggior interesse (11) (12) (13) (14) (15).
Saliti sulla torre meridionale della Rocca Nuova (16) si gode di un
vastissimo panorama che comprende il castello, la Magione (17) e l'armoniosa
varietà dei dintorni. Dalla Rocca, per Porta della Gahelìa (18), percorrendo
una delle antiche strade di accesso al castello, si raggiungono le antiche
case del pittoresco borgo di Gabella vecchia.
SCHEDE
1. Villa il Cassero. La
nobile residenza con bel giardino all'italiana, ricco di terrazzamenti,
fontane e statue, fu costruita nel 1712 per volontà della nobile famiglia
dei Montemagni. Conserva all'interno ambienti di notevole interesse
artistico come il salone affrescato dal fiorentino G.C. Sacrestani
(16601731) con storie che celebrano le glorie della famiglia. Un ameno
vialetto di camelie conduce all'oratorio gentilizio dalla mossa pianta
ellittica.
2. Casalguidi. Località
di pianura, il cui nome odierno deriva da quello antico di Casale, fu
fortificata dai pistoiesi nel 1181. Teatro per tutto il XIV secolo di
frequenti e feroci episodi militari, fu travolta dalle schiere del
ghibellino Corso Donati in guerra contro Pistoia bianca e rasa al suolo, nel
1391, dal capitano dei fiorentini Giovanni Aguto per essere nel frattempo
divenuta roccaforte dei Milanesi. Tra la fine del XV e i primi del XVI
secolo, Casale venne coinvolta nella sanguinosa contesa fra le famiglie
pistoiesi dei Panciatichi e dei Cancellieri. Il paese, fino a tempi recenti
centro artigianale per l'arte del ricamo, si caratterizza attualmente per
una notevole espansione industriale e orto-vivaistica.
3. Chiesa di San Pietro.
La chiesa, una delle antiche pievi della campagna pistoiese, è documentata
sin dal XII secolo. L'edificio attuale, frutto di ampliamenti e
trasformazioni operate intorno alla metà del secolo XVIII, conserva della
originaria muratura romanica solamente alcune tracce. Preceduta da un
elegante portico custodisce all'interno uno dei migliori dipinti del
pistoiese Leonardo Malatesta (1483-1518?), con la Madonna in trono fra i
santi Pietro, Sebastiano, Giuliano e Silvestro. Il Crocefisso dell'altare
maggiore risale al secolo XVII ed è notevole per la qualità dell'intaglio,
particolarmente accurato nella resa anatomica.
4. Il Punto Casale. Tra
Otto e Novecento, sulla scorta del rinato interesse per la biancheria
decorata ad ago, sorsero a Casalguidi, patria di due pregiate tecniche di
ricamo, la Scuola femminile delle Signorine Morelli e alcuni laboratori, tra
i quali furono particolarmente attivi quello di Remigio Pratesi e quello di
Luigi Pacini. La biancheria ricamata dalle donne di Casalguidi nelle aie
durante la bella stagione e d'inverno al caldo delle stalle, esposta nelle
bandinelle, pezze di tela nera tese a mo' di banco, veniva poi acquistata
dalle signore in villeggiatura sulle spiagge della Versilia.
5. Chiesa di Collina di
Vinacciano. La chiesa dedicata ai Santi Pietro e Gerolamo fu costruita tra
il 1953 e il 1954 su progetto dell'architetto pistoiese Giovanni Michelucci.
Si tratta di un interessante esempio di edificio religioso moderno che, pur
rispettando l'impianto tradizionale a croce latina, vuole, ispirandosi alle
case coloniche, rievocare l'architettura spontanea della campagna pistoiese.
6. Vinacciano. Antico
borgo in amena posizione ricordato una prima volta come Curtis Vinathiana
nel 998, il castello svolse un ruolo assai importante nella vicende
politiche della prima metà del XIV secolo quando, seguendo le sorti di
Serravalle, venne conquistato prima da Uguccione della Faggiola e poi da
Castruccio Castracani. Delle fortificazioni medievali rimane solamente la
massiccia torre pentagonale adiacente al fianco settentrionale del palazzo
Sozzifanti, interessante esempio di edificio fortificato del XVI secolo.
7. Chiesa dei Santi
Marcello e Lucia. La chiesa, affacciato sulla raccolta piazzetta, nelle sue
forme attuali risale ai secoli XVI e XVII. Preceduto da un portico,
l'interno, ad aula unica, conserva arredi sei-settecenteschi, tra i quali il
raffinato fonte battesimale in marmo. Sulla parete sinistra si trova l'opera
di maggior pregio: un dipinto con la Madonna il Bambino e i santi
Bartolomeo, Marcello Papa e Giovannino attribuito al pistoiese Leonardo
Malatesta (1483-1518). La tela dell'altare maggiore, della prima metà del
Settecento raffigura una insolita santa Lucia che ascende al cielo tra i
santi Antonio Abate e Luigi Gonzaga.
8. Chiesa dei Santi
Filippo e Giacomo di Castellina. Chiesa castellana fondata nel 1159 sul
punto più alto della rocca, conserva all'esterno significative tracce
dell'impianto romanico, mentre all'interno prevale l'aspetto seicentesco
conferitole dai numerosi arredi.
Sulla parete del coro è esposto un dipinto su tela datato 1628 e firmato dal
pistoiese Alessio Gemignani, con la Madonna e il Bambino fra i santi
Lorenzo, Giacomo, Michele Arcangelo, Giovanni Battista, Filippo e Antonio.
9. Marrazzano. Piccolo
abitato anticamente detto Varazzano, rinnova con la sua piazzetta dove si
affaccia il grazioso oratorio la memoria di epoche lontane.
10. Castello di
Serravalle. Il castello, noto sin dal 1148, deve la sua suggestiva
fisionomia agli imponenti fortilizi che lo racchiudono e ne denunciano la
secolare vocazione militare. Caratteristica peculiare del borgo è la
struttura urbanistica che ha mantenuto in gran parte l'impianto medievale.
11. Chiesa di San
Michele. La chiesa, documentata solamente a partire dal XIII secolo,
mantiene l'impianto romanico con una sola navata conclusa ad oriente
dall'abside semicircolare. L'edificio più volte modificato ha oggi l'aspetto
conferitogli dai recenti lavori di restauro rispettosi sia delle originarie
forme romaniche sia degli interventi dei secoli XVI e XVII. Durante il
secolo XVII fu modificata la facciata con l'apertura del Minestrone barocco
e venne costruito il porticato che, addossato al fianco meridionale della
chiesa, ben si lega al tessuto urbano circostante, caratterizzando questa
parte del borgo. Il corpo absidale, in bella pietra alberese, sottolineato
da un'elegante cornice in laterizio su mensoline in terracotta ha mantenuto
la struttura romanica. La torre campanaria in conci regolari conserva sui
lato settentrionale un'iscrizione con data, in memoria di uno dei molteplici
interventi operati nella prima metà del Cinquecento. All'interno, sulla
parete sinistra, sono degni di nota sia il trittico con la Madonna il
Bambino e Santi datato 1438 e firmato dal pistoiese Bartolomeo di Andrea
Bocchi sia la tavola con la Madonna in Trono con il Bambino da ascriversi
all'ultimo XV secolo ed opera di un artista certamente di scuola pistoiese.
Alla parete destra del presbiterio sono una grande tavola cinquecentesca con
la Vergine in
trono tra Santi e un
affresco, trecentesco, con san Biagio che libera un fanciullo dalla spina
che lo sta soffocando.
12. Palazzo del Podestà.
Il palazzo fu eretto nella prima metà del XVI secolo, al tempo di Cosimo I
dei Medici, quando venne istituita la Podesteria di Serravalle. L'edificio
conserva esternamente parte della forma originaria nonostante le modifiche
del secolo scorso; sulla facciata sono gli stemmi gentilizi dei podestà che
vi hanno abitato. Adiacente al palazzo sorge l'antico Pretorio, nei cui
sotterranei si trovavano le prigioni. I sotterranei, recentemente
ristrutturati, accolgono l'archivio del Comune.
13. Chiesa di Santo
Stefano. Prima dell'anno Mille il territorio di Serravalle non aveva ancora
una pieve. Le più antiche documentate sono quelle di San Marcello a
Vinacciano, di Groppoli e di Casalguidi. Assai più tarda è questa, dedicata
a santo Stefano e ricordata dalla seconda metà del Duecento. L'edificio
attuale conserva, pur con qualche rimaneggiamento, l'antica facciata
romanica dall'alto profilo a capanna e resti dell'originaria muratura sui
fianchi laterali. La torre campanaria addossata sul lato destro della
facciata faceva parte in origine del sistema difensivo del castello e ha
conservato l'antico passaggio con volta in pietra. L'interno ad aula unica è
stato più volte rimaneggiato sin dal disastroso incendio dal 1501.
Ai primi dell'Ottocento un pregiato organo della rinomata bottega pistoiese
degli Agati, dai variati registri di timbro ancora settecentesco, ha
rinnovato l'interesse per l'antica pieve.
Tra gli arredi più pregevoli si annoverano le statue di san Ludovico di
Tolosa e di Sant'Antonio Abate, pregevoli sculture in terracotta invetriata
della scuola di Giovanni della Robbia. Il modellino del paese di Serravalle
che il san Ludovico tiene in mano deriva da una leggenda secondo la quale
Ludovico di Tolosa, in segno di riconoscenza per la carità ricevuta dagli
abitanti del castello, avrebbe salvato, nel 1306, il borgo apparendo alle
milizie lucchesi in procinto di sferrare l'assalto decisivo. I paesani
ancora oggi devoti al Patrono, ne celebrano la festa il 19 di agosto, quando
una processione conduce per le vie castellane la statua in stucco e
cartapesta che lo rappresenta e che di solito è custodita in questa medesima
chiesa.
E' poi di un certo interesse il Crocifisso ligneo dell'altar maggiore datato
1619 ed eseguito dal pistoiese Giovanni Zeti (15571620). Da una porta della
sagrestia si accede alla seicentesca cappella del SS. Sacramento custode di
pregevoli opere d'arte.
14. Oratorio dei Santi
Rocco e Sebastiano. li piccolo oratorio noto in paese come la casa delle
figure per i brani superstiti dell'antica decorazione murale, straordinaria
testimonianza dell'arte figurativa trecentesca, ha I'ingresso di fronte al
suggestivo portico della chiesa di Santo Stefano.
15. Torre del Barbarossa
Unica torre sopravvissuta della più antica rocca orientale del XII secolo,
si erge maestosa e possente sebbene priva del coronamento (altezza metri 42). Fu costruita per
volontà dei pistoiesi che nel 1177 decisero di fortificare il castello per
un miglior controllo sul valico Recentemente consolidata e restaurata,
conserva ancora oggi la primitiva muratura a conci regolari di pietra
calcarea.
16. Rocca di Castruccio.
Il possente fortilizio voluta dai lucchesi, dopo che ebbero conquistato il
Castello nel 1302, fu portato a termine da Uguccione della Faggiola e poi da
Castruccio Castracani. Sorge all'estremità occidentale dell'abitato
caratterizzandone il profilo con la bella torre esagonale in conci ben
squadrati e i due bastioni angolari.
Un'antica cisterna, per il rifornimento dell'acqua, è ancora visibile al
centro dell'area fortificata.
17. La Magione. Costruita
sulla sommità di un poggio dominante il valico di Serravalle, deve con molta
probabilità la sua origine a un Ordine militare-religioso, che edificò nel
XIV secolo un ospizio in posizione di controllo sull'importante percorso di
fondovalle. Nonostante le gravi manomissioni sono ancora riconoscibili le
antiche volumetrie, che aiutano nella comprensione del ruolo strategico del
vasto complesso. Conserva il cortile interno, forse l'antico chiostro, sul
cui lato meridionale le cospicue tracce di muratura a bozze di alberese ben
squadrate potrebbero appartenere all'antica chiesa.
18. Porta della Gabella.
In uno dei tratti superstiti della cerchia muraria del XII secolo si apre la
porta con un arco a tutto sesto impostato su mensole modanate. Essa permette
di scendere lungo la via omonima sino a raggiungere il borgo di Gabella
Vecchia, antico dazio sorto ai piedi del castello, le cui vecchie case
conservano qualche antica iscrizione. |
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